Succede che adori Dallas Green, sai a memoria i testi delle sue canzoni, impari i pezzi alla chitarra e li canticchi per mesi tutto il giorno e pensi "Dio mio, Dallas, sei fantastico, metterei in discussione ciò che i miei ormoni mi suggeriscono per te". Poi quel tipo lì minaccia cambiamenti di stile e si ripresenta con questo singolo per promuovere il nuovo album:
e allora fai "cazzo, Dallas, che è sta merda? Pop canadese neanche fossi Alanis Morissette coi baffi". Quindi, col cuore affranto e la mente piena di pregiudizi negativi, scarichi "Little Hell". Lo ascolti.
Io a Dallas Green gli regalerei la pleistéscion. Viva Dallas Green.
Non c'è modo migliore di porre fine alla mia assenza da Audio_lesi, il blog leader del movimento di indipendenza sardo, che questo "Bring Me You Love", secondo lavoro di quel mattacchione di Dallas Green, celatosi sotto il fantasioso pseudonimo di City And Colour. Mentre la congrega di goji (termine ormai a voi ben noto) che frequento sostiene la superiorità del bellissimo "Sometimes", io preferisco l'album oggetto del post che state leggendo: è, a mio avviso, uno di quei rari casi di disco perfetto, senza momenti sottotono, senza sbavature, senza la minima imperfezione. Maturo, profondo, dai testi stupendi, indie-folkeggiante, chitarroso, narrato dalla bellissima voce del buon Dallas, "BMYL" è un capolavoro imperdibile.
Non dimenticate che il 6 luglio al Blackout di Roma il nostro si esibirà con quei caciaroni degli Alexisonfire.
Tracklist: 01. Forgive Me 02. Confessions 03. The Death Of Me 04. Body In A Box 05. The Sleeping Sickness 06. What Makes A Man? 07. Waiting... 08. Constant Knot 09. Against The Grain 10. The Girl 11. Sensible Heart 12. As Much As I Ever Could
Gli Alexisonfire sono una delle migliori band per quanto riguarda un certo tipo di post-hardcore "melodico" sicuramente non molto apprezzato dai puristi(se mai possano esistere dei puristi nell'immenso calderone post) del genere. Loro però si differenziano con strutture ai limiti del classico punk rock e la voce dello screamer ormai similissima a quella del mai troppo rispettato Henry Rollins. Gran parte di questo successo è dovuto senza alcun dubbio alle qualità del chitarrista/cantante/mente della band, il buon Dallas Green che con questo disco( dopo un ep contenente comunque pezzi presenti anche qui) decide di mettersi in proprio esplorando i territori dell'acustico più semplice e minimalista: chitarra, voce soave, e qualche tocco di pianoforte mai invasivo (al contrario del seguente "Bring me your love" (2008) arricchito con vaste influenze pescate nel folk americano). Un ascolto consigliato nelle ultime giornate d'estate, in attesa dell'imminente autunno. Immersi nei ricordi.